30
Ago
09

FISICA CLASSICA, FISICA QUANTISTICA E ZHINENG QIGONG (prima parte)

In una serie di tre post cercherò di scrivere quello che ho capito dei rapporti tra la fisica classica e la fisica quantistica da un lato, e il qigong, in particolare il zhineng qigong dall’altro.

Il primo post è dedicato a una breve cronistoria “romanzata” della nascita della fisica classica.

FISICA CLASSICA E SCIENZA MODERNA

Agli albori della civiltà gli umani che incominciavano a chiedersi se ci fosse un “senso” per gli eventi naturali che accadevano intorno a loro, ricevevano dal mondo che li circondava una immagine sfocata e sfuggente. Ma nella apparente indeterminatezza notarono che almeno alcuni eventi erano regolari e prevedibili, come l’alternarsi del giorno e della notte, il ciclo delle stagioni, i movimenti dei corpi celesti, anche se molti altri accadevano in modo irregolare, come le variabilità climatiche all’interno delle stagioni, i terremoti, le eruzioni vulcaniche.

Per gli eventi regolari e prevedibili, compresi eventi comuni come lo sciogliersi della neve all’apparire del sole, o lo spegnersi del fuoco al contatto con l’acqua, in mancanza di una chiara spiegazione secondo leggi di causa ed effetto, costruirono modelli dei fenomeni basati sull’intervento di forze soprannaturali. Si costituirono così pantheon costituiti da spiriti del legno, del fiume, del fuoco, e così via. Man mano che le società si evolvevano si costruirono gerarchie di divinità complesse e antropomorfe. Gli astri vennero considerati “analoghi” a esseri umani. Per esempio, le calamità naturali potevano essere considerate come ira divina, e placate con sacrifici di vario tipo. In questa fase storica si costituirono le società regolamentate più o meno da leggi e religioni istituzionalizzate.

La nascita del pensiero logico può essere simbolicamente, ma anche in modo storicamente fondato, collocato nell’antica Grecia. Leggi “naturali” emersero, che spiegavano fenomeni come la caduta di una pietra o il tragitto di una freccia. Questo portava a una doppia concezione della natura “intrinseca” dei fenomeni. Da una parte i fenomeni del mondo “ordinario”, dei fatti quotidiani come quelli descritti, che potevano essere appunto spiegati in base a leggi naturali. Dall’altra parte eventi come la creazione dell’universo, la creazione stessa dell’essere umano, i cicli astronomici seguivano invece apparentemente leggi finalistiche in contrasto con quelle “naturali”.

Nel periodo storico dell’occidente che va da Galileo Galilei a Isaan Newton fino a Charlse Darwin si ebbe la apparentemente definitiva svolta a favore delle leggi fisiche e della scienza positivistica e basata sull’”esperimento scientifico”.

In particolare, Galileo approfondì l’idea che un elemento del mondo che si metta nelle condizioni sperimentali il più possibile isolate dalle influenze esterne, si sarebbe lasciato studiare con maggiore facilità (metodo riduzionistico). L’esempio paradigmatico di questo modello fu dato dalla osservazione di Galileo sul comportamento dei corpi in caduta. La caduta di un corpo è un processo molto complesso, in quanto dipende sia dal suo peso, dalla sua forma, dalla sua composizione, che dalla velocità del vento e dalla densità dell’aria. Galileo sostenne che tutte queste variabili sono complicazioni accidentali, e facendo rotolare corpi di forma regolare lungo piani inclinati, i quali riducevano drasticamente le influenze dell’azione dell’aria, Galileo riuscì a isolare la legge fondamentale della caduta dei gravi. Introducendo la variabile del tempo nello studio della caduta dei pesi, Galileo scoprì la legge che “il tempo necessario per cadere da una data altezza (partendo da una posizione di quiete) è esattamente proporzionale alla radice quadrata dell’altezza stressa.” Così nasceva la “scienza moderna”, in quanto una formula matematica descriveva il comportamento di un sistema fisico. Cessava di essere indispensabile osservare la natura per studiarne il comportamento, in quanto il comportamento lo si sarebbe potuto anche calcolare a tavolino con carta, penna e formule.

Isaac Newton riprese e sviluppò il lavoro di Galileo, matematizzato il moto e anche la gravità. Riuscendo con le sue scoperte a predire il comportamento dei pianeti e le date delle eclissi demolì la credenza secolare che le dinamiche del cosmo fossero rette da forze celesti. Per Newton la conoscenza delle condizioni iniziali dava la possibilità di “calcolare” gli eventi e gli effetti futuri degli stessi.

Un universo perfetto e “matematico”, in cui il metodo sperimentale poteva fare conoscere tutto, e ciò che oggi non poteva essere spiegato lo sarebbe potute essere domani. Le cose inspiegabili lo erano solo per un ancora insufficiente sviluppo degli strumenti che le avrebbero spiegate domani.

Tutto questo venne messo in discussione dall’avvento della Fisica (o Meccanica) Quantistica.

(segue)

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1 Response to “FISICA CLASSICA, FISICA QUANTISTICA E ZHINENG QIGONG (prima parte)”


  1. 1 Francesca
    agosto 30, 2009 alle 7:37 PM

    Ma è proprio questa la meraviglia della matematica! Non è altro che un modo per descrivere la realtà semplicemente utilizzando numeri e formule. Comprendere lo spirito di questo “linguaggio” apre squarci alla comprensione di ogni universo possibile e richiede pari delicatezza e sensibilità di quella necessaria alla “lettura” di un capolavoro della pittura o della musica.


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