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Dic
09

La Lingua e la Scrittura Cinese (di Francesca Pasta)

 

La Lingua e la Scrittura Cinese

zhōng wén e shū fǎ

Scriveva Giacomo Leopardi nello Zibaldone: “La lettura per l’arte dello scrivere è come l’esperienza per l’arte di viver nel mondo, e di conoscer gli uomini e le cose”.

La Scrittura Cinese ben rappresenta il senso intrinseco espresso in questa metafora. Infatti se la scrittura esiste ed è lo specchio di una civiltà, così i tratti che la compongono raccontano la storia e lo spirito dei popoli.

Priva di alfabeto, quella cinese può vantarsi di essere una delle scritture più antiche del mondo.Recentemente, a Yanghe, nella provincia di Shandong, sono state scoperte alcune tombe risalenti ad oltre 4500 anni fa. Tra i numerosi resti ritrovati in queste tombe, vi erano anche una dozzina di “zum”, vasi in ceramica destinati a contenere il vino, effigiati con dei caratteri rappresentanti oggetti stilizzati. Si tratta probabilmente dei più antichi pittogrammi cinesi mai ritrovati, anche se, delle iscrizioni rilevate dagli archeologi in alcune conchiglie e nelle ossa di alcuni animali sacrificati durante cerimonie oracolari dissotterrate in altri siti, potrebbero anticipare la creazione della scrittura cinese di altri mille anni.

La lingua cinese è monosillabica e ogni monosillabo cambia valore grammaticale, cambiando posto nella frase, a seconda delle inflessioni della voce attraverso l’uso dei toni. La sua scrittura è basata su caratteri che ammontano a circa 50.000, anche se quelli che vengono usati più frequentemente non superano i 4.500. La definizione di “carattere”, in base ai suoi connotati morfologici, include tre categorie di segni:

 

il pittogramma, derivante da un disegno che ricorda un oggetto materiale;

l’ideogramma, derivante da un immagine che rappresenta un idea;

il fonogramma, composto da due parti, una allude al concetto, l’altra alla pronuncia.

Nel corso del suo sviluppo, dal disegno all’ idea, dal pittogramma all’ideogramma, il passo non fu breve ma, soprattutto grazie alla scoperta della carta con conseguente uso del pennello, la scrittura cinese venne codificata nei primi secoli dopo Cristo, quando, da una parte, venne imposta come scrittura comune che resisterà immutata sino ai giorni nostri, dall’altra nel IV secolo diviene una della maggiori forme d’arte cinese, affrancandosi dalla committenza e slegandosi talvolta persino dal testo e dal significato espresso: lo Shu Fa. Non si tratta solo di un arte figurativa, per cui la traduzione del termine che la descrive in “calligrafia cinese” appare riduttiva, bensì di una vera e propria disciplina individuale per la ricerca e la coltivazione delle doti umane, fisiche ed intellettive,fino ad una evoluzione totale dell’individuo. La pratica della calligrafia non consiste solo nell’apprendimento di una abilità manuale ma coinvolge l’intera persona. Nella tradizione, scrivere consiste nell’appropriarsi e perfezionare un gesto che lascia una traccia. La calligrafia sviluppa la percezione di movimenti che il calligrafo anima nella sua arte. Poiché al calligrafo l’arte chiede un impegno totale del corpo, dello spirito e della sensibilità, esigendo un’abilità acquisita con una lunga e paziente pratica, molti sono i punti di contatto con altrettanto antiche discipline come il Taijiquan e il Qigong, anch’esse perfette espressioni del modo di intendere l’Uomo come unione del Cielo e della Terra, tipiche del pensiero, della medicina, dell’arte, della cultura cinesi.

La scrittura cinese restò fedele a sé stessa garantendo così l’ unità linguistica della Cina. Infatti, nonostante in Cina si parlino centinaia di dialetti diversi, si usa un unico modello scritturale. Tale modello contiene e descrive la storia di un enorme paese agricolo dal potere fortemente centralizzato che per secoli restò chiuso nei suoi immensi confini. La direzione della scrittura è infatti verticale, e le colonne così ottenute vengono allineate da destra verso sinistra.

Grafologicamente il significato è uno scavo interiore e individuale, rappresentato dalla prevalente dimensione verticale della scrittura, che però resta chiusa nell’ ambito della sua cultura. Questo atteggiamento viene rafforzato dal modello calligrafico di base: tutti i caratteri cinesi devono venire inscritti in un quadrato perfetto, simbolo grafologico di stabilità e sicurezza, al cui interno l’ ideogramma deve essere equilibratamente eseguito con tratti morbidi che non devono somigliare né a bastoni nè a chiodi. Ogni singolo carattere cinese ha poi una rigidissima gerarchia nel venir tracciato: prima il tratto orizzontale e poi quello verticale, prima il tratto discendente sinistro e poi quello ascendente destro e via gerarchizzando.

Tutte queste regole non depongono certo a favore della spontaneità della scrittura cinese che diventa così espressione di un atteggiamento trattenuto, non immediato e piuttosto complesso. Ma ancora una volta l’arte viene in soccorso della libera espressione dell’uomo: i calligrafi cinesi erano lodati ed onorati per le loro splendide calligrafie solamente da un punto di vista estetico. In questo modo essi potevano esprimere tranquillamente la loro personalità permettendosi di ignorare i modelli ufficiali e statali di scrittura. La libertà dello spirito in alternativa alla rigidità del potere. E’ solo dopo la seconda Guerra Mondiale che la Cina “occidentalizza” la sua scrittura adottando la direzione orizzontale e destrorsa: il drago non scruta più solo al suo interno ma comincia a guardarsi attorno, oltre i suoi confini. Oggi il Cinese Mandarino, lingua ufficiale della Repubblica Popolare Cinese dal 1956, non è soltanto la lingua più diffusa in Cina ma è anche una delle lingue più parlate nel mondo. I Cinesi chiamano questa lingua pǔ tōng huà 普通, letteralmente “lingua comune”, in occidente l’uso della definizione” Mandarino” deriva dal Portoghese “mandar” che vuol dire “comandare”. Infatti col termine “mandarini” i Portoghesi solevano infatti indicare gli amministratori pubblici cinesi.


Francesca Pasta

Altri articoli e informazioni su Medicina Cinese e Cultura Cinese su:

http://www.associazioneqi.it

http://www.studioadelasia.it


3 Responses to “La Lingua e la Scrittura Cinese (di Francesca Pasta)”


  1. 1 cinaedintorni
    dicembre 31, 2009 alle 6:22 PM

    “… Il tratto riceve l’inchiostro, l’inchiostro riceve il pennello, il pennello riceve il polso, il polso riceve lo shén…” (Shitao).

  2. 2 francesca
    settembre 21, 2010 alle 3:55 PM

    ciao vorrei sapere in cinese cm si csrive francesca
    grazie

  3. 3 cinaedintorni
    settembre 22, 2010 alle 5:36 am

    Ciao Francesca, ecco il tuo nome in caratteri e in trascrizione fonetica (complicatissimo!)

    Francesca 弗朗西斯卡 (Fú lǎng xī sī kǎ)


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