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Lug
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Agopuntura, un’arte lunga duemila anni

Articolo tratto da http://www.lastampa.it/2013/05/20/scienza/benessere/medicina-naturale/agopuntura-un-arte-lunga-duemila-anni-puca87l70MxmjtKyTnixrJ/pagina.html

L’agopuntura non può essere relegata a semplice medicina. Per lo meno, non per il concetto che abbiamo noi di scienza medica.
Forse somiglia più a un’arte, nella quale l’uomo rappresenta un Universo in miniatura, soggetto a tutti i cambiamenti cui è vincolato l’intero cosmo.

Ecco perché curare la malattia non può portare l’essere umano alla guarigione.  Un risultato simile si può ottenere soltanto curando la persona considerandola insieme a tutti gli aspetti della sua individualità.
Aspetti che spesso emergono più a livello sottile – energetico, se vogliamo – che non a livello grossolano, fisico.

E’ proprio su questo punto di vista che agisce l’agopuntura; scienza sperimentata da migliaia di anni che, ancora oggi padroneggia il concetto di Unità. Riprende tale argomento anche Shi Xue-min’s – professore del Tianjin University of TCM e autore del libro “Trattato di agopuntura e moxibustione” edito da Piccin Editore – che scrive: «La teoria presuppone che gli organi interni e i tessuti superficiali siano connessi fra loro proprio attraverso questi canali [principali e secondari, n.d.r]che sono a loro volta  perfusi dal Qi conosciuto con il termine cinese di Jing Qi. Questa connessione globale attraverso il Qi consente di definire il corpo umano come unità».

Questo concetto non è assolutamente di poco conto e non può essere omesso da chiunque si accosti – seppur per la prima volta – all’agopuntura.
Shi Xue-min’s, infatti,   spiega come sia fondamentale conoscere il ruolo dei canali principali e secondari (Luo) ai fini diagnostici. I primi hanno un collegamento con gli organi e sono più profondi, mentre i secondi svolgono l’importante ruolo di “protezione” e connessione con i canali principali. Siccome il Qi nasce dall’organo è di fondamentale importanza capire che l’eventuale eccesso o difetto che si evidenzia in un determinato canale è indice di un malfunzionamento dello stesso organo.

L’osservazione del paziente lungo il decorso dei meridiani è altresì importantissima, se si pensa come una semplice appendicite in atto possa dare vita una lassità dei tessuti cutanei vicino al ginocchio (punto relativo al meridiano di stomaco). Ci possono essere anche noduli o tumefazioni a livello della vescicola biliare, in particolare nel punto 18. Tali noduli potrebbero essere la rappresentazioni di disturbi epatici.
Poiché il Qi, è energia – sostanzialmente elettricità – è chiaro che quando c’è un problema a un meridiano il potenziale elettrico in tali punti sarà modificato in eccesso o difetto. Questo può manifestarsi sotto forma di dolore, tensione, rigidità, flaccidità eccetera.
Conoscere le interazioni tra i vari organi è altresì importante ai fini diagnostici. Per esempio, il calore dal cuore può andare nell’intestino tenue e viceversa, interagendo a livello patologico in maniera continua fino a che non si interrompa il circolo vizioso. Tale “circuito” può innescare diverse patologie  quali ematuria, ulcerazioni, senso di freddo, colorito giallastro e parestesie.

Shi Xue-min’s nel suo libro, ci parla anche di un approccio senza aghi: la moxibustione. Si tratta dell’utilizzo della lana di moxa (pianta di artemisia) che ha evidenti effetti riscaldanti – ottima quindi quando si tratta di patologie legate a freddo o deficit. La lana di moxa può essere adoperata sia in sigari di artemisia che vanno accessi proprio come fossero “sigarette” e posizionati a una determinata distanza dal punto che si intende trattare, oppure in associazione  all’ago per potenziare gli effetti dell’agopuntura classica.
Seppur in questa sede possiamo solo limitarci ad accennare questa arte e conoscenza, si evince facilmente l’importanza e la complessità di questa antichissima scienza medica. E come tale è fondamentale che l’agopuntura e la Medicina Cinese siano praticata solo ed esclusivamente da medici esperti in tali discipline.


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